Scrivere un buon incipit
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- 6 gen
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Aggiornamento: 7 gen
Le prime righe che decidono il destino di un manoscritto
L’incipit di un romanzo non coincide con l’inizio cronologico della storia, ma rappresenta il patto iniziale dello scrittore con il lettore. In quelle righe iniziali, infatti, si definisce il tipo di relazione proposta: il grado di fiducia richiesto, l’orizzonte di senso, il patto narrativo su cui si regge l’intero testo.
Ogni incipit, anche quando appare neutro, comunica informazioni precise sul genere, sul ritmo, sullo stile e sul mondo narrativo.
Proprio per questo l’inizio non va essere trattato come una "zona di riscaldamento", ma come l'ingresso dentro il quale bisogna accompagnare il lettore in modo che non voglia più uscire dalla storia.
L'incipit debole: quando il testo non prende posizione
Esempio 1 – L’incipit neutro e intercambiabile
Marco si svegliò quella mattina come tutte le altre. Il sole filtrava dalla finestra della sua camera, mentre pensava alla sua vita complicata e a tutto quello che gli era successo fino a quel momento.
Un incipit di questo tipo è molto frequente, ma è debole perché è privo di tensione narrativa, di un punto di vista forte. Nulla, in queste righe, genera una domanda nel lettore o introduce un conflitto che renda indispensabile continuare. Il risveglio, il sole, la genericità di una vita complicata sono elementi privi di specificità e di tensione.
Un testo così potrebbe trovarsi in qualunque punto del romanzo senza modificare l’effetto complessivo.
Ecco una versione migliore dello stesso incipit:
Marco si svegliò con la certezza, inspiegabile e inattesa, che quella mattina avrebbe preso la decisione che aveva rimandato per anni.
Qui l’azione resta minima, ma compare una pressione interna. Il lettore percepisce subito un conflitto latente e una direzione narrativa.
Esempio 2 – L’incipit spiegato invece che narrato
Marco era sempre stato una persona introversa. Fin da bambino aveva avuto difficoltà a relazionarsi con gli altri, e questo aveva influenzato profondamente le sue scelte di vita.
In questo caso l’incipit si limita a fornire informazioni. Il narratore spiega il personaggio invece di metterlo in una situazione significativa. Il lettore è chiamato a comprendere, ma non a partecipare. Manca un contesto narrativo che renda quelle informazioni necessarie.
Ecco una versione migliore dello stesso incipit:
Marco lasciò che la sala si svuotasse prima di alzarsi. Parlare con qualcuno, anche solo per salutare, gli sembrava improvvisamente una fatica insopportabile.
Qui il tratto caratteriale emerge da un gesto concreto. Il lettore non riceve una definizione, ma vive un’esperienza insieme al protagonista.
Esempio 3 – L’incipit astratto e generalizzante
La vita è fatta di scelte, e spesso sono proprio quelle più difficili a cambiare il corso del nostro destino.
Questo incipit non introduce una storia, ma è una riflessione astratta, priva di tempo, luogo, di personaggio e di conflitto.
In narrativa, l’astrazione iniziale indebolisce l’impegno del lettore, lasciandolo senza elementi tra cui orientarsi e soprattutto lasciandolo senza motivi per andare avanti nella lettura.
Ecco una versione migliore dello stesso incipit:
Marco aveva davanti a sé il documento su cui aveva riflettuto per anni e, poi, senza rileggerlo, lo firmò. Sapeva che dopo quel momento nulla sarebbe stato come prima.
La riflessione sul destino è implicita, ma nasce da un’azione concreta e immediatamente problematica.
Esempio 4 – L’incipit che chiede pazienza
Non avrei mai immaginato che quella giornata avrebbe cambiato per sempre la mia vita, ma allora non potevo ancora saperlo.
Questo tipo di apertura promette qualcosa di importante che sta per accadere nel corso del libro, ma senza offrire un motivo concreto per continuare a leggere. Lo scrittore chiede fiducia al lettore, senza sforzarsi di conquistarla.
Ecco una versione migliore dello stesso incipit:
Sembrava una giornata normale, mi ero recato a tutti gli appuntamenti, la mia agenda era piena, poi ricevetti una telefonata. Non sapevo quanto sarebbe pericoloso rispondere.
Qui il futuro è già contenuto nel presente. La tensione non è rimandata, ma attivata da un'azione concreta: rispondere al telefono.
L’incipit come tesi narrativa: il caso di Orgoglio e pregiudizio
All’estremo opposto degli incipit esitanti o generici si collocano quelli che funzionano come vere e proprie tesi narrative. Non introducono semplicemente una storia, ma dichiarano fin dall’inizio il sistema di valori, il campo di osservazione e il tipo di sguardo che il romanzo eserciterà sul mondo rappresentato. Un esempio emblematico è l’apertura di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen:
È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di una grande fortuna debba essere in cerca di moglie.
Questa frase celebre non introduce un personaggio, né descrive un’azione o un’ambientazione. Eppure, in poche parole, stabilisce immediatamente un campo di forze narrativo: una società regolata da convenzioni rigide, un’idea condivisa e apparentemente indiscutibile del matrimonio, una tensione latente tra individuo e aspettative collettive.
A tutto questo si aggiunge un elemento decisivo, spesso sottovalutato, ovvero l’ironia, che informa già il lettore sul modo in cui quelle convenzioni verranno osservate, interrogate e messe in crisi.
Jane Austen fornisce subito al lettore una chiave di lettura del suo tempo, rendendolo complice di uno sguardo critico che accompagnerà l’intero romanzo.
Dal punto di vista dello scrittore, questo tipo di incipit è il risultato di una profonda consapevolezza del proprio progetto narrativo. Scrivere un inizio simile significa sapere non solo di cosa si sta raccontando, ma perché quella storia merita di essere osservata e da quale angolazione.
L’incipit basato sull’azione immediata: entrare nella storia senza mediazioni
Accanto agli incipit che funzionano come tesi narrative, esiste una seconda grande modalità di apertura del romanzo: quella basata sull’azione immediata. In questi casi il testo non enuncia un sistema di valori, ma precipita il lettore dentro un evento che altera radicalmente l’ordine delle cose. Il senso emergerà dopo, attraverso le conseguenze.
Un esempio celeberrimo è l’incipit de La metamorfosi di Franz Kafka:
Un mattino, destandosi da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto.
Qui l’azione coincide con un evento irreversibile e inspiegabile. Non c’è introduzione, non c’è preparazione, non c’è gradualità. Il romanzo comincia nel punto di massima rottura, quando la normalità è già stata violata. Il lettore non viene accompagnato, ma gettato dentro una situazione che richiede immediatamente attenzione e riorientamento.
La forza di questo incipit non risiede nel colpo di scena in sé, ma nella sua funzione strutturale. Kafka non chiede al lettore di interrogarsi sul perché dell’evento, bensì sul come sarà possibile continuare a vivere dopo di esso. L’azione iniziale non apre una trama avventurosa, ma una condizione esistenziale destinata a reggere l’intero testo.
Dal punto di vista tecnico, questo tipo di incipit funziona quando lo scrittore è perfettamente consapevole delle conseguenze narrative dell’evento introdotto. L’azione iniziale non è un’esca, ma una dichiarazione di poetica: il mondo del romanzo sarà instabile, privo di spiegazioni rassicuranti, governato da logiche che il lettore dovrà accettare o rifiutare.

L’incipit e il genere
Ogni genere letterario porta con sé un sistema di attese sul tema, sul ritmo e sul mondo narrativo. Spesso queste sono interiorizzate dal lettore in modo inconsapevole. Scrivere un buon incipit significa conoscerle e decidere se assecondarle o tradirle, con un effetto sopresa di ribaltamento.
Nel romanzo letterario l’incipit lavora soprattutto sulla voce narrante. Il lettore non cerca necessariamente un evento, quanto piuttosto un punto di vista riconoscibile e uno sguardo capace di osservare in modo critico la realtà. In questo contesto l’inizio deve suggerire, anche in modo sottile, che la visione dell’autore è sufficientemente lucida e profonda da sostenere l’intero arco del romanzo.
Nel giallo e nel thriller l’incipit funziona come la rottura di un mondo ordinario, dove un evento stabilisce un cambiamento drammatico. Non serve spiegare subito il mistero o stabilire i termini dell’enigma, ma è essenziale introdurre una frattura: qualcosa che non torna, che incrina un ordine apparente e rende inevitabile la prosecuzione della lettura. La tensione nasce dalla percezione che l’equilibrio iniziale è già compromesso.
Nel fantasy e nella fantascienza l’incipit rappresenta spesso il punto più delicato del testo. L’errore più comune consiste nel voler dimostrare fin da subito la complessità del mondo immaginario, sovraccaricando il lettore di informazioni sull'ambiente, sui personaggi o sugli usi e costumi di questo mondo.
Un inizio efficace, invece, mostra quel mondo in azione, lasciando che le sue regole emergano gradualmente attraverso situazioni concrete con cui il lettore possa identificarsi, evitando accuratamente le spiegazioni.
Nel romance l’incipit lavora prevalentemente sul piano emotivo più che su quello dell’azione. Il lettore deve percepire una mancanza, un desiderio irrisolto, una dinamica relazionale già problematica.
La storia non comincia nel momento dell’incontro tra i personaggi, ma nel punto in cui qualcosa, dentro di loro, è già in disequilibrio e per ritrovare se stessi è necessario il confronto con l'altro.
L’incipit come punto critico dell'editing
Nel lavoro di editing sul romanzo, studiare se l’incipit funziona è un passo fondamentale perché, se non è convincente, questo è l'indizio di una possibile mancanza di messa a fuoco dell’intera struttura del testo, oppure un conflitto centrale poco chiaro oppure un punto di vista poco originale.
Le prime pagine di un manoscritto sono funzionali soprattutto a chi scrive perché sono una bussola di orientamento di tutta la storia. Purtroppo molti scrittori se ne rendono conto tardi e sono costretti a fare un grande lavoro di riscrittura. Saperlo prima, permette di scrivere tenendo in mente sempre le premesse, ovvero le domande drammaturgiche, poste dall'apertura del libro.
Un buon incipit nasce quando lo scrittore è in grado di rispondere, anche solo implicitamente, a una domanda fondamentale: perché questa storia deve essere raccontata? E anche perché deve essere raccontata proprio con questo punto di vista, e non in un altro modo?



